Discussioni sulla politica italiana
 

OT: l'autobiografia del regista Sergio Martino

e 12 Ott 2017 19:50
MILLE PECCATI....E NESSUNA VIRTU'
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Prefazione di Ernesto Gastaldi

Mezzo secolo di cinema. Cinema vero, quello visto da centinaia di milioni di
spettatori in tutto in tutto il mondo. Mezzo secolo di cinema italiano. Questo
libro è stato scritto da uno dei nostri più prolifici registi : 66 regie, 44
sceneggiature, 5 film come direttore di produzione.

Un record di lavoro e di successi snobbato dai nostri critici contemporanei che
hanno sempre capito poco di sia di cinema che di arte. Sono quelli che per
decenni hanno detto che Totò era un guitto, quelli che si sono *****ati per
autori che definivano “impegnati” e che spesso erano solo impegnati a far
perdere soldi ai produttori e allo Stato.

Poi è arrivato Quentin Tarantino: e come quando Peppo Sacchi al Centro
Sperimentale di Cinematografia anni 1955/1957 disse e con più eco mediatica
ripeté poi Paolo Villaggio che la Corazzata Potemkim era una boiata, Quentin
scatenò lo stesso scandalo quando disse che il vero cinema italiano, quello che
lo aveva formato, erano i film di grandi autori come Sergio Martino, Mario Bava,
Riccardo Freda, Umberto Lenzi, Lucio Fulci, Antonio Margheriti, Tonino Valerii e
in ultimo Sergio Leone.
Niente Fellini, niente Antonioni.
Finché lo dicevamo noi non eravamo considerati credibili, ma come si poteva
sostenere che Quentin fosse uno che non capiva di cinema?

Quindi da allora centinaia di piccoli capolavori che avevano riempito le sale
cinematografiche dell'intero mondo portando con sé il nome dell'Italia,
spingendo il made in Italy e facendo arrivare allo Stato italiano torrenti di
valuta pregiata hanno iniziato il loro cammino di resurrezione.

Il western spaghetti è di diventato il western all'italiana e il poliziottesco
è diventato la documentazione della situazione sociale degli anni di piombo:
insomma roba seria.
Anche le commedie di fine millennio sono state rivalutate: si è scoperto che
ridendo mostravano i costumi dell'epoca.

Qui, con Sergio Martino, farete una cavalcata unica attraverso tutti quei generi
un tempo sottovalutati, perché Sergio li ha sperimentati tutti, dalla grande
av*****a ambientata in tutti i continenti, alla fantascienza, al giallo, alla
leggerezza delle commedie, ai film a episodi, alle serie TV.
E vi racconta i set, la gente che ci ha lavorato, le atmosfere di quei
fantastici decenni in cui producevano 350 film all'anno: ne partiva uno al
giorno e li vendevamo in tutto il mondo a scatola chiusa.
Il cinema italiano stava per diventare una vera industria quando arrivò la Tv
commerciale che sfruttò a piene mani il repertorio immenso che si era
accumulato e poi la digitalizzazione che pose il cinema americano a una distanza
irraggiungibile dai nostri mezzi.
E' il miracolo italiano finì. Forse il canto del cigno fu “C'era una volta in
America” di Sergio Leone, l'unico e l'ultimo a poter spendere come un
americano.
Perché il nostro cinema è sempre stato povero di mezzi, si risparmiava su
tutto a partire dal tempo concesso al regista per le riprese.

In questa carrellata di film lunga una vita, raccontata nei dettagli e nei suoi
aneddoti, esce un'Italia diversa dall'odierna, un Paese che aveva ancora le
radici nella miseria del dopo guerra, con un amore per il lavoro che conservava
il profumo contadino delle generazioni precedenti, sindacalizzato ma non troppo,
con operai e maestranze pronte a sacrificare qualche ora, qualche diritto, e a
inventare soluzioni non richieste, a volte rischiose.

La voce del capo macchinista che diceva forte “Già fatto, dottò!” prima
ancora di cominciare a fare era una garanzia di soluzione e un segno di
affetto.

E gli attori si adeguavano, anche le star, anche le star venute da Hollywood,
finivano col dimenticare i privilegi contrattuali magari per farsi una fagiolata
con le cotiche insieme alla troupe. E si diventava amici, nascevano sodalizi di
lavoro che duravano anni, collaborazioni basate sulla fiducia dove bastava
un'occhiata per capirsi.
Centinaia, migliaia di storie e qualche tragedia non evitabile nella vita,
specialmente in quella spericolata della gente di cinema.

Questo è un libro sorprendente, insieme romanzo e documento, e sembra
impossibile che un solo regista abbia fatto tanto.

Buon divertimento.

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